L'ortofrutta veronese non trova pace

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Articolo pubblicato il 26/01/2017 alle ore 10:12.
Cimice asiatica, immagine repertorio
Cimice asiatica, immagine repertorio

Dai 20 milioni di danni alle produzione di ciliegie della Drosophila Suzuki nel 2016 all’invasione di cimici dall’Asia. Non c’è pace per l’ortofrutta a Verona. La Halyomorpha halys, insetto simile alla cimice verde "nostrana", comparso per la prima volta nel 2012 (in provincia di Modena), si è diffuso in particolare in Nord Italia a una velocità spaventosa. Insetto di color marrone particolarmente prolifico deposita 3-400 uova un paio di volte l'anno (fino a sei volte nei Paesi di origine). Qui da noi non ha predatori naturali noti, attacca frutteti e colture orticole (per esempio pomodori e peperoni) ed erbacee (per esempio mais e soia) provocando ingenti danni e resiste agli fitofarmaci. L’unico mezzo di difesa per le colture al momento sembrano essere le reti colorate antinsetto.

«L’agricoltura veronese che vale 1,8 miliardi di euro alla produzione, affronta l’ennesimo attacco senza strumenti difensivi. Ricordo - spiega Claudio Valente, componente di Giunta della Camera di Commercio di Verona con delega all’agricoltura -  che il comparto dell’ortofrutta è molto importante per l’economia veronese e ha esportato 400 ml di euro nel I semestre 2016. C’è molta attenzione al vino e quindi ai vigneti e alla problematiche relative, ma l’ortofrutta non va considerata la sorella minore: l’export italiano di ortofrutta e trasformati di 7,5 miliardi è superiore ai 5,5 del vino. La Camera di Commercio e le associazioni di categoria agricole chiedono con forza alla regione l’istituzione di un centro sperimentale di studio per l’ortofrutta, analogo a quello del vino e con sede qui a Verona che è la prima produttrice di ortofrutta italiana con il 70% della produzione complessiva».

La richiesta di Valente ha chiuso il convegno «I nuovi e temibili insetti alieni», promosso dalla Camera di Commercio di Verona in collaborazione con le associazioni di categoria agricole scaligere, Confagricoltura, Cia, Coldiretti e Confcooperative. Dopo i saluti di Paolo Ferrarese, presidente di Confagricoltura Verona e Andrea Lavagnoli, presidente di Cia Verona e Giovanni Aldegheri di Confcooperative Verona, gli esperti del settore si sono confrontati sulle nuove minacce per frutta, orticole e seminativi. Il convegno si è tenuto a Verona Mercato, di fronte ad una platea gremita di agricoltori.

Stefano Caruso, del consorzio fitosanitario di Modena, ha fornito gli ultimi aggiornamenti sulla difesa dalla cimice: l’unica vera possibilità di lotta, attualmente, è coprire gli impianti con reti chiuse, modificando e ampliando le protezioni presenti contro la grandine, ma si tratta di un investimento molto impegnativo per aziende.

Tommaso Pantezzi, Alberto Grassi e Sergio Franchini, della fondazione Mach di San Michele all’Adige, hanno parlato del controllo di Drosofila Suzukii su ciliegio e piccoli frutti in Trentino. Il moscerino, che attacca i frutti a bacca rosa, ha fatto strage di ciliegie, aggiungendosi alla grandine e al maltempo tanto che sono stati danneggiati l’equivalente di 1800 ettari di coltivazione per 20 milioni di euro di valore alla produzione.

Raffaele Ferraro, di OpCoz e OpoNordest, ha illustrato l’utilizzo di reti nel Veronese e l’agronomo Michele Bravetti ha spiegato perché usare reti colorate per proteggere e migliorare la qualità della frutta.

Per Paolo Ferrarese, presidente di Confagricoltura Verona, la frutticoltura veronese, già in difficoltà a causa dell'embargo russo, del ribasso dei prezzi e della contrazione dei consumi, vive la minaccia di nuovi insetti molto aggressivi, che sono anche frutto della globalizzazione. La Drosophila Suzukii flagella da anni i ciliegi e ora l'arrivo della cimice asiatica rischia di mettere in ginocchio le produzioni di mele, pere e kiwi. La sola lotta chimica non basta: occorre mettere a punto sistemi di difesa meccanici, come le reti, e rilanciare il Centro sperimentale di ricerca, indispensabile per individuare le maggiori cure fitoterapiche per le colture».

Tags: danni,Camera di Commercio,ortofrutta

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