«Noi, mamme “no vax”»

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Articolo pubblicato il 08/10/2017 alle ore 10:38.
«Noi, mamme “no vax”» 4
«Noi, mamme “no vax”»

Tre mamme, tre amiche, tre storie. Unite da una scelta: non vaccinare i propri figli. Due sono di Villafranca, una di Mozzecane, e accettano di parlare per rivendicare il diritto di dire «no», con l’unica condizione di mantenere l’anonimato. Loro hanno 30, 34 e 32 anni; le prime due hanno due figli a testa, la terza, oltre al primo, è incinta del secondo. Le incontriamo a casa della più giovane, circondati da prole e fette di torta. L’obbligatorietà dei vaccini è un fatto che non le tange: la loro scelta non è reattiva al provvedimento ma di molto precedente. Partiamo dalla padrona di casa: «Ho iniziato ad interessarmi ai vaccini solo quando sono diventata mamma; prima giudicavo “pazze” le mamme che decidevano di non vaccinare. Poi, quando mi sono trovata a dover decidere per loro, ho cambiato idea. In molte mamme vaccinano solo perché “va fatto”, invece prima bisogna informarsi, che si decida di farli o meno».

Le tre donne hanno avuto tutte, dal pediatra, il consiglio di vaccinare, ma si sono dimostrate abbastanza scettiche: «Li vedono poche volte, si limitano ad una visita superficiale». Due di loro, la 34enne e la 32enne, non sono contrarie a prescindere ai vaccini: la prima voleva posticiparli perché riteneva troppo piccoli i figli, la seconda premeva invece per la somministrazione dei monodose, ovvero contro singole malattie e non polivalenti (su questo punto la Società italiana di pediatria ha spiegato che in realtà in linea teorica ogni bambino potrebbe rispondere a circa 10mila vaccini contemporaneamente, grazie al sistema immunitario che è in grado di riconoscere e rispondere ad un elevatissimo numero di antigeni, ndr). Quest’ultima, se ci fosse la possibilità dei monodose, li farebbe, a patto di avere una panoramica sullo stato di salute della figlia: «Sono contraria al modo, ai tempi, e soprattutto pretendo che mia figlia venga prima sottoposta ad esami prevaccinali gratuiti. I vaccini così sono una roulette russa, le mamme quando vanno a vaccinare hanno l’ansia: è normale?». La padrona di casa, invece, non ci pensa nemmeno: «Li farei solo in caso di epidemia».

Cosa intende per epidemia? «Che ci siano dei morti per una determinata malattia». Facciamo presente che si scatena un’epidemia di una malattia quando essa colpisce un numero di individui significativamente superiore a quanto ci si sarebbe atteso in quella zona e in quel periodo di tempo e che, secondo i dati ufficiali, nel 2017 ci sono stati quattro decessi e 4.575 casi segnalati: l’88 per cento era non vaccinato e il 6 ha ricevuto solo una dose di vaccino; in tutto il 2016 erano stati 728. Le mamme a questi numeri non credono: «I media ti mettono nella testa cose non vere: i casi di morbillo sono quelli che c’erano negli altri anni». Chiediamo dunque quale sia la prima fonte informativa alla base della scelta della più giovane delle tre mamme: «Altri medici, che contro il loro essere medico hanno parlato con la coscienza, mi hanno detto che se un bambino è sano e le epidemie non ci sono perché le malattie sono state sconfitte da tempo non ha senso mettere a rischio la salute di un bambino nato sano». E sulla questione di tutelare gli immuno-depressi, ovvero chi, per cause diverse, ha difese immunitarie minorate, niente da fare: «Sarò egoista, ma a mettere a repentaglio la salute di mio figlio per qualcun altro non ci penso proprio; io penso per il mio non per gli altri».

Domanda per tutte: ma perché ci sarebbe la volontà di far del male a dei bambini, considerato che anche i medici vaccinano i propri figli? «E ne sei sicuro che lo fanno davvero? Non vogliono far male, ma gli interessi economici sono troppi: togliere i monodose per esempio, è stato fatto perché ci perdevano le case farmaceutiche, lo ha detto pure la Lorenzin». La 30enne «difende» il ministro: «Lei non c’entra niente, è una pedina di chi sta più in alto, come tutti gli altri politici». Nessuna delle mamme, dopo l’obbligo vaccinale per chi frequenta le scuole, ha fatto «barricate»: hanno evitato di re-iscrivere i figli che andavano già alla materna perché sapevano che, senza la documentazione sui vaccini, prima o poi sarebbero state costrette ad abbandonare, così tutte e tre si sono orientate verso una cooperativa con maestre qualificate che accetta anche i bambini non vaccinati, una scuola nel bosco con attività all’aperto e fattoria didattica. «A livello economico è stato un colpo importante: ci costa 100 euro al mese in più, i bambini non stanno fino alle 16 ma fino alle 13 e i pasti dobbiamo prepararli noi». Avete già pensato, chiediamo, a quando i figli dovranno fare le elementari? «No, facciamo un passo per volta. Cambierà il governo, magari cambierà anche la legge. E in ogni caso basterà pagare la multa (da 100 a 500 euro, ndr) e siamo pronte a farlo; non metto i soldi davanti alla salute di mio figlio» ci dicono. Chiediamo se si pongano mai il dubbio di stare facendo una scelta dannosa per i figli: «Certo che il dubbio c’è, credo di aver fatto la scelta giusta ma posso aver sbagliato».

Chiediamo sempre alla mamma 30enne cosa, secondo lei, in un vaccino possa essere nocivo: «Modifica il dna (in realtà l’unica modifica è sulla memoria immunologica, niente può modificare il nostro patrimonio genetico, ndr), prima o poi avverranno mutazioni». Nessuna di loro, però, ha scelto di non vaccinare a cuor leggero: «Tutte ci abbiamo pensato moltissimo, non siamo incoscienti. Però ad oggi c’è più rischio di un danno da vaccino che di contrarre la malattia per cui ti vaccinano» e in due raccontano di conoscere persone i cui figli sarebbero «diventati» autistici dopo i vaccini: doveroso, da parte nostra, ribadire che nei tantissimi studi scientifici non è mai emersa alcuna correlazione, come ha confermato l’Organizzazione mondiale della sanità; l’unico studio che riportava un legame causale si è rilevato gravemente fallace e l’autore, nel maggio 2010, è stato radiato dall’Ordine dei medici. Chiediamo se si sentano giudicate per la loro scelta: «Quando dici che i tuoi figli non sono vaccinati ti guardano come dire “siete matte?”». Cosa dovrebbe fare lo Stato per far cambiare la loro decisione? «Qualsiasi cosa farà noi rimarremo della nostra idea». Ma chi non ha studiato medicina o biologia, può avere un’idea sui vaccini? «Sì, se ti informi sì. Non saprai le formule scientifiche, però...». In ultimo una curiosità: le tremamme fanno i «party del contagio», ovvero far incontrare i bambini per farli contagiare? «No, se prendono il virus ok, altrimenti pazienza».

Tags: vaccini,villafranca,mozzecane,scuola

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