Matteo, musicista di Dio che ama la fisarmonica

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Articolo pubblicato il 20/10/2017 alle ore 12:47.
Matteo Poiani
Matteo Poiani

A volte è difficile comprendere cosa abbia di tanto comunicativo la fisarmonica, ma quando la si ascolta stringe il cuore. Il giovane maestro di appena 21 anni, Matteo Poiani, laureato attualmente in storia, il 30 ottobre sarà insignito del dottorato in fisarmonica. Suona il pianoforte e l’organo, ma il suo slancio è rivolto a questo strumento che rievoca spesso i tanghi argentini e il ballo liscio, declassandolo a mezzo proletario folkloristico arnese per mendicanti.

«Ma non è così - incalza Poiani - Ammetto che molte persone, abbinandola a queste tipologie musicali, la pongano erroneamente in secondo piano. La missione degli studenti e docenti dell’Università di Mantova, che frequento, è proprio quella di divulgare il messaggio che la fisarmonica è ormai entrata nel rango degli stumenti “colti”, grazie alle sue potenzialità espressive, alla sua versatilità e all’istituzione di corsi pre-accademici biennali e triennali dei conservatori».

Sono 13 anni, di cui nove al conservatorio, che il maestro studia con trasporto questa soffiante scatola magica, conosciuta anche con il poetico nome di «accordion». A vedersi sembra uno strumento difficile da suonare, e in merito Poiani spiega: «Tutti gli strumenti possiedono una loro complessità. La fisarmonica è sicuramente un inno alla totale coordinazione. Unico limite è il suo peso, faticoso da portare sulle spalle, che implica un certo sforzo fisico». 

Il musicista, nonché presidente dell’Avis di Castel d’A zzano, fatica a rammentare la sua scelta di suonare, sin dall’età di 9 anni, quello strumento, e racconta: «Quando si è giovani, a volte bastano piccoli input per intraprendere una strada. Nel mio caso ho un vago ricordo di un vecchio montanaro totalmente immerso in suoni molto diversi rispetto ad oggi. Ora, staccandosi nettamente dal cliché popolare, la fisarmonica è da considerarsi un classico tout court». Malgrado la sua completezza però, soffre di una crisi generale: «Al conservatorio di Mantova, siamo solo in otto studenti a studiarlo - e l’artista prosegue - Nelle orchestre classiche, la fisarmonica non è contemplata. La si può incontrare in altri ambiti più recenti come il jazz, vista la sua “giovane” scoperta, il 1800». In una contemporaneità dove la musica regredisce per mancanza di melodia e povertà di arrangiamenti, il desiderio di aggrapparsi ai valori del passato di Poiani, si tocca con mano. La tesi che presenterà il 30 ottobre avrà come titolo: «La fisarmonica e la musica barocca».

Ma la sua intenzione non è quella di fermarsi qui: «A breve conseguirò la laurea in storia delle religioni, una mia grande passione - spiega il giovane che conclude con un messaggio - A tutti i ragazzi che desiderano intraprendere la strada della musica, vorrei consigliare di seguire sempre e comunque le loro passioni, di essere assidui e di amare ciò che fanno mettendoci dentro il loro cuore, la loro energia e il meglio di se stessi, ogni volta che entrano in contatto con la musica».

Tags: musicista,Matteo Poiani,fisarmonica,castel d`azzano

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