La risposta del sindaco alle offese

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Articolo pubblicato il 15/07/2017 alle ore 10:59.
Mario Faccioli
Mario Faccioli

Le scritte offensive verso il sindaco, in cui gli veniva dato del «ladro», apparse ieri in diversi luoghi molto frequentati di Villafranca, hanno inevitabilmente alzato un polverone, e non poteva essere altrimenti. Mario Faccioli ha deciso di scrivere un lungo post sulla sua pagina Facebook per parlare della vicenda, eccone un estratto:

«Il signore che ha fatto le scritte - si legge - è stato identificato e denunciato dalle autorità competenti. Mi hanno chiesto se voglio sporgere denuncia per il contenuto delle scritte. Il sindaco non so cosa farà. Mario non ha nessuna intenzione di farlo. Motivo? Che differenza c’è tra chi ha fatto questo è chi ha scritto certi post Facebook, Twitter, WhatsApp, lo dice a parole o lo pensa? Nessuna. Non so se qualcuno di voi ha la minima percezione di cosa vuol dire essere sindaco. Solo chi ha avuto questo onore ne ha la consapevolezza. Il ruolo di sindaco passa ma l’uomo resta. L’uomo sa che quel tempo è un battito d’ali. La scritta di ieri e tutte le vicende successe in questi mesi hanno il loro lato positivo ed educativo. Quale? Conosci meglio le persone e ne conosci sempre di nuove e di vecchie. Esempi banali: ricevere solidarietà informale e formale da chi meno te lo aspetti. Non riceverne formale e informale da chi invece te la saresti aspettata. In primis da chi lavora tutti i giorni con me».

Il sindaco, poi, ha parlato della propria famiglia e della bassezza di certi insulti «la scritta e i commenti non mi hanno assolutamente colpito anzi mi hanno fatto sorridere. Conosco bene il valore dell’onestà. Morirei per essa figuriamoci. Quando però si è divulgata la cosa non avevo messo nel calcolo la mia famiglia. Nella spunta dei conti quando fai Il Sindaco ci metti tante cose ma questa la sbagli sempre. Lei non regge questi pesi. La mia famiglia legge tutto, sente tutto, vede tutto e il mondo non la conosce. Io in questi anni non ho fatto abbastanza per loro. Non l’ho protetta a sufficienza e mi sento in colpa. A loro chiedo scusa. Chiedo scusa alla “vaca che ma cagá” che si chiama Maddalena. Donna straordinaria di cui forse non sono abbastanza degno. Classe 1936. Da 25 anni malata di una forma di SLA. Costretta immobile in casa. Curata 24 ore su 24 da mio padre, mia moglie e dal sottoscritto quando torno a casa o di notte quando sta male. Coccolata dalle mia figlie».

Infine Faccioli ha voluto fare una riflessione sull'intera comunità villafranchese «Il sindaco deve tenere il ruolo, smorzare le polemiche, essere riferimento comunque. Spiace vedere una parte di comunità così disorientata e fragile. È il segno della paura, di un malessere intriso di verità personali e superficiali a giustificare o criticare ogni cosa, che deve per forza trovare qualcuno dove sfogare ansie e preoccupazioni. Continuo a richiamare tutti a riflettere. Se non si lavora insieme nelle coscienze, e se non si ha il coraggio di mettere a nudo i mali che ci portiamo, ad aiutarci l’un l’altro tutto ricadrà sule persone più fragili a cominciare dai nostri figli».

Tags: villafranca di verona,sindaco,mario faccioli

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