Baratto e le indimenticabili feste dei coscritti

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Articolo pubblicato il 05/11/2017 alle ore 15:13.
I coscritti del 1934
I coscritti del 1934

E’ una delle tante tradizioni di cui restano ormai solo ricordi. E per questo i ricordi si trasformano in preziose testimonianze. La festa dei coscritti è un ricordo che accomuna diverse generazioni in molte parti d’Italia, ma ogni luogo ha le sue peculiarità, quegli elementi che contribuiscono a creare un’identità ben definita. A Rosegaferro una di queste è sicuramente la sedia per Baratto , che con la sua inseparabile fisarmonica alle feste dei coscritti non mancava mai, e, fra il 1947 e il 1960, era diventato la colonna portante dei festeggiamenti.

Ma facciamo un passo indietro. Tutti gli uomini di Rosegaferro che fra i 19 e 20 anni hanno passato il vaglio della visita di idoneità al servizio militare ricorderanno che in paese quel momento particolare, che segnava quasi un rito di passaggio all’età adulta, era chiassosamente celebrato con quattro o cinque giorni di esuberanze itineranti, a bordo di una carretta trasformata in capanna ambulante con l’aggiunta di frasche di pino e trainata per lo più dall’asino prestato dalla famiglia soprannominata Sita, perché i cavalli erano indispensabili nei campi.

Dalla carretta, che vagava per le vie del paese con i giovani coscritti a bordo, si effondevano a oltranza canti più o meno stonati, grida e danze improvvisate: una gran baraonda. «Per noi bambini i coscritti erano come la festa dei balocchi - ricorda con trasporto Franco Zamboni - Quando vedevamo passare la carretta con la capanna addobbata di bandierine tricolore e intravedevamo all’interno le panche per i ragazzi e l’immancabile sedia per Baratto, che per l’occasione lasciava il lavoro di meccanico di biciclette per imbracciare la fisarmonica e animare la festa, sognavamo di poterci salire anche noi e il nostro turno ci sembrava sempre troppo lontano».

Se è vero che la festa dei coscritti non è esclusiva di Rosegaferro, è altrettanto innegabile che ci sono molti elementi che la rendono nella memoria dei suoi abitanti insostituibile. Uno di questi è il «porton de Tano»: un portone di legno in via Principe Amedeo, su cui era tradizione che ogni gruppo di coscritti imprimesse il proprio marchio e così, fino a qualche anno fa, vi si potevano leggere i vari «W il 1919» o «Il 1921 classe di ferro» e così via fino agli anni ‘60. Un altro elemento che caratterizza i ricordi dei coscritti di Rosegaferro è il meneg aor: «Era una specie di carrucola costituita da un tronco intorno al quale si arrotolava la catena a cui erano ancorati i secchi dei pozzi - spiega Zamboni - Fra le immancabili goliardate che accompagnavano i giorni di follia dei coscritti si era stabilita anche l’abitudine di scardinare e buttare sul fondo il menegaor di uno dei quattro o cinque pozzi pubblici del paese, lasciando alcune famiglie senz’acqua finché uno dei ragazzi stessi non si calava nel pozzo per ripristinare il menegaor».

Negli anni la festa è via via mutata in alcuni dettagli, come la sostituzione della carretta con i primi trattori agricoli, che ampliarono gli orizzonti dei ragazzi e permettendo loro di fare per alcuni anni tappa fissa anche a Pozzolo, oltre i confini del paese, perché lì avevano adocchiato delle belle butele. Le ultime feste sono state fatte dai coscritti del 1982-3. «Ma non erano più come quelle di una volta» commenta Zamboni, che poi confessa di non aver partecipato a tutti i giorni di festa quando fu il suo turno: «Risparmiai e andai per la prima volta in vacanza al mare, a Rimini».

Tags: coscritti,rosegaferro

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